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Il mito di Achille

by Giap on April 20th, 2010

Mito di Achille. La rabbia di Achille

Achille, il guer­riero greco, eroe della guerra di Troia era figlio di Peleo e della ninfa Teti.

La madre per ren­derlo invul­ne­ra­bile lo immerse neo­nato nelle acque sacre del fiume Stige. Lo immerse nel fiume tenen­dolo per un tal­lone; quel tal­lone divenne l’unico punto non lam­bito dall’acqua e quindi vulnerabile.

Il mito di Achille si intrec­cia con due carat­te­ri­sti­che dell’animo umano: l’ambizione che ci spinge ad osare oltre il limite; la con­sa­pe­vo­lezza (però solo in tarda età) della nostra precarietà.

Il mito e la glo­ria dell’invulnerabile Achille e la vul­ne­ra­bi­lità del suo tal­lone sono pre­senti nel nostro quo­ti­diano, e gene­ra­liz­zan­dolo nei destini della specie.

Il pro­gresso ha vestito l’umanità delle armi di Achille, con­fe­ren­dole un’illusoria invul­ne­ra­bi­lità; ma l’ha altresì resa più vul­ne­ra­bile data l’ambivalenza di scienze e tec­no­lo­gia (tanto bene ma anche tanti rischi) dal tal­lone alla punta dei capelli.

Le armi di Achille

Ho vestito le armi di Achille, tron­fio dei pochi suc­cessi e imme­more dei segnali di sconfitta.

Ho perso l’invulnerabilità alla prima gelata; ho pro­tetto le radici col mio stelo appassito.

E, in attesa della pri­ma­vera, ho depo­sto le armi di Achille.

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